Copertina Medicina

  Un percorso tra gli antichi libri di medicina dei francescani  della Custodia di Terra Santa 

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Introduzione

Negli ultimi anni la storia delle scienze, e in particolare la storia della medicina, ha suscitato una crescente attenzione.[1] Ne fa fede anche una recente e bellissima mostra tenutasi proprio a Gerusalemme, intitolata “Jerusalem: A Medical Diagnosis”.[2] Non a caso in tale esposizione veniva riservato uno spazio importante al ruolo svolto dalla Infermeria dei Francescani di Gerusalemme: assai nota è peraltro la collezione di vasi della relativa farmacia, oggi conservati presso il Museo Archeologico della Flagellazione.[3] L’attività farmaceutica dei francescani gerosolimitani è inoltre piuttosto nota per il cosiddetto “balsamo di Gerusalemme”, cui si è fatto riferimento nel titolo di questa esposizione. Come risaputo, questo medicamento composto principalmente da boswellia (genere di piante impiegato nella produzione di incenso), mirra, aloe e lentisco,[4] lavorati secondo una precisa preparazione, venne ideato da p. Antonio Menzani da Cuna (1650-1729) e rimase per circa due secoli un rimedio contro varie malattie, tanto in Medio Oriente quanto in Europa.[5] Alla pratica medica e farmacologica si affiancava, ovviamente, una raccolta libraria che forniva gli strumenti ermeneutici e culturali per l’esercizio delle cure e l’assistenza ai malati. Una raccolta professionale che, si badi però, non faceva in sé parte della biblioteca conventuale, ma era piuttosto depositata a fianco degli “strumenti del mestiere”: ne sono testimoni un volume del 1833, gravemente danneggiato da esalazioni acide con ogni probabilità sviluppatesi nel laboratorio farmaceutico dei frati,[6] e alcune note manoscritte “ad usum” (qui nº 11) e di possesso (qui nº 17), apposte su altri volumi.[7] Altro esempio interessante, a dimostrazione del fatto che questi libri erano oggetti d’uso, è un esemplare del 1645: tra le sue pagine si sono conservate alcune foglie essiccate di diverse piante, che corrispondono a quelle descritte dall’autore del trattato e rappresentate nelle silografie.[8] Di quella bibliotechina medica resta oggi significativa traccia nella raccolta di argomento farmaceutico e medicinale conservata presso la Biblioteca Generale della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme: così, il pensiero comune e ampiamente diffuso che considera le biblioteche religiose un “contenitore” esclusivo di opere a carattere teologico, ascetico e filosofico viene, in questo caso, concretamente smentito. A oggi i manoscritti e i libri a stampa del Quattro e Cinquecento sono stati scorporati per essere riuniti ai rispettivi fondi speciali, mentre esiste una segnatura MED che raccoglie proprio materiale di questo tipo, dal Sei al Novecento.

In seguito alla verifica inventariale compiuta alcuni anni fa da Emilia Bignami,[9] che a sua volta si avvalse di un importante lavoro di p. Augustín Arce,[10] spetta allo studio condotto da Francesca Turrisi la realizzazione di questa mostra virtuale.[11] Dopo aver operato una selezione del materiale più significativo riconducibile alla tematica della “storia della medicina” all’interno dei diversi fondi della biblioteca, si è provveduto a una schedatura dei volumi e all’allestimento di un apparato storico che esplicitasse un possibile percorso, in larga parte cronologico, all’interno della raccolta.[12] La mostra è inoltre arricchita da un corredo di illustrazioni che rendono, anche se parzialmente, ragione della scelta operata.[13] Il lavoro svolto, focalizzato nella selezione di 27 esemplari, vuole essere assieme un contributo divulgativo e un modo di valorizzare questa importante collezione, oltre che un punto di partenza per gli studiosi di settore, chiamati ad approfondire e a proseguire in questa direzione. Tenendo conto del contesto in cui si pone e delle implicazioni storiche (l’attività in loco di un centro di assistenza legato ai francescani che, come è noto, per speciale permesso pontificio, potevano esercitare l’arte medica, contrariamente a quanto comunemente in vigore per i membri degli altri ordini religiosi),[14] la raccolta di medicina della Biblioteca Generale della Custodia di Terra Santa risulta di tutto rispetto, sia per antichità sia per valore degli esemplari. Soprattutto, però, appare notevole il fatto che il materiale conservato riesca a coprire di fatto quelle che possono essere considerate alcune tra le tappe fondamentali della “storia della medicina”.[15]

L’esposizione, nata da un’idea di p. Lionel Goh ofm, Bibliotecario Custodiale, è stata realizzata grazie all’impegno del Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca (CRELEB) dell’Università Cattolica di Milano e al sostegno di ATS Associazione pro Terra Sancta.

 

[1] Significativi sono parsi, per esempio, la mostra organizzata dalla Biblioteca Nazionale di Napoli “De humani corporis fabrica: testi e immagini di medicina nelle raccolte della Biblioteca Nazionale di Napoli. Mostra bibliografica e documentaria”, svoltasi dal 6 marzo al 18 aprile 2015, e il relativo catalogo De humani corporis fabrica. Testi e immagini di medicina dal VI al XVIII secolo, Napoli, Artstudiopaparo, 2015.

[2] Si veda il catalogo Jerusalem: A Medical Diagnosis. The History of Jerusalem Reflected in the Medicine and Beliefs. Exhibition, Tower of David, Museum of the History of Jerusalem, April 2014-April 2015, Jerusalem, Yad Izhak Ben-Zvi, 2014 [in inglese ed ebraico].

[3] Si veda il relativo catalogo: Guido Farris - Albert Storme, Ceramica e farmacia di San Salvatore a Gerusalemme, [s.l.], Studium biblicum franciscanum, 1981.

[4] La notizia è fornita da Arieh Moussaieff, Ester Fride, Zohar Amar, Efraim Lev, Doron Steinberg, Ruth Gallily, Raphael Mechoulam, The Jerusalem Balsam: from the Franciscan Monastery in the old city of Jerusalem to Martindale 33, «Journal of Ethnopharmacology», CI (2005), pp. 16-26, presente anche online all’indirizzo http://www.jerusalembalsam.com/TheJerusalemBalsam.html (consultato il 15/07/2015).

[5] Un interessante articolo a riguardo è quello di Bellarmino Bagatti, Father Anthony Menzani of Cuna (1650-1729). Inventor of “the balm of Jerusalem”, «Franciscan Studies», VI (1946), pp. 350-361.

[6] Si tratta del Dizionario classico di medicina interna ed esterna, Venezia, Giuseppe Antonelli, 1831-1840 (MED 140/1-52), il cui XI tomo presenta una profonda bruciatura da acido che intacca la legatura e la parte superiore delle prime 200 pagine circa dell’esemplare.

[7] I volumi sono rispettivamente CIN A40 (nota: “Ad usu[m] simplicem fratris Cherubini de Messana – 1628 – Si lassa ala spetiaria di terra santa per magior commodo di frati –”) e MED 149 (nota: “Pertinet ad Infermaria Sa:ti Salvatoris Jerusale”).

[8] Si tratta di Pietro Andrea Mattioli, I discorsi di M. Pietro Andrea Matthioli [...] nei sei libri di Pedacio Dioscoride Anazarbeo della materia medicinale, Venezia, Presso Marco Ginammi, 1645 (MED 48).

[9] Grazie a un progetto finanziato dal Dipartimento di Scienze Storiche e Filologiche dell’Università Cattolica di Brescia.

[10] Augustín Arce, Libros antiguos de medicina en la Biblioteca de San Salvador, in Id., Miscelanea de Tierra Santa, Jerusalén, Imprenta de Tierra Santa, 1950, pp. 251-317.

[11] Il periodo di studio maggio-luglio 2015 trascorso a Gerusalemme dalla dott.ssa Turrisi è stato finanziato da ATS Associazione pro Terra Sancta e dalla Custodia di Terra Santa.

[12]Le schede dei manoscritti (realizzate da Marcello Mozzato e pubblicate online http://www.bibliothecaterraesanctae.org/descrizione-inventario-manoscritti.html (consultato il 15/07/2015)) e quelle dei libri del Quattro e Cinquecento (realizzate da Luca Rivali e parzialmente online http://www.bibliothecaterraesanctae.org/descrizione-del-catalogo.html (consultato il 15/07/2015)) sono state verificate, semplificate e approfondite dal punto di vista contenutistico.

[13] Per la realizzazione delle immagini siamo grati a Davide Martini e Luca Montagner, mentre Alessandro Tedesco si è occupato della pubblicazione online dell’esposizione.

[14] Il permesso ufficiale risale al 7 luglio 1670, quando papa Clemente X emanò la bolla Cum sicut, nella quale si concedeva ai francescani di esercitare la pratica chirurgica e quella medica, ma solo gratuitamente e in caso di necessità. Basti qui il rimando a Augustín Arce, Los Franciscanos de Tierra Santa en el tiempo de peste, in Id., Miscelanea de Tierra Santa, pp. 17-250: 115.

[15] Un’opera utile a inquadrare l’argomento è costituita da Giorgio Cosmacini, L’arte lunga. Storia della medicina dall’antichità a oggi, Roma-Bari, Laterza, 2009.

 

 

The “Real” Balsam of Jerusalem. An Itinerary Through the Ancient Medical Books of the Franciscans of the Custody of Holy Land[1]

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Introduction

In the last years, the history of science and in particular the history of medicine has been drawing more and more attention.[2] “Jerusalem: A Medical Diagnosis”, a fascinating exhibition that recently took place in Jerusalem, attests to such an interest.[3] It is no accident that an important part of that exhibition was devoted to the role of the Infirmary managed by the Franciscans of Jerusalem, and to the equally well-known collection of vases employed there and now kept at the Archaeological Museum of the Flagellation monastery.[4] The pharmaceutical activity of the Jerusalem Franciscans is also renowned for the so-called “balsam of Jerusalem”, to which the title of this virtual exhibition is dedicated. This medication, mainly composed of boswellia (a plant used to produce incense), myrrh, aloe, and mastic,[5] mixed with a specific preparation, was created by Fr. Antonio Menzani da Cuna (1650-1729) and stayed in use in the Middle East and in Europe for about two centuries as a remedy against several aliments.[6] Medical and pharmacological practices were naturally supported by collections of texts that provided the hermeneutical and cultural instruments to apply treatments and assist patients. This professional collection was not physically kept in the conventual library, but rather stored near the tools of the trade: thus a volume of 1833, for instance, was severely damaged by acid fumes, probably produced in the pharmaceutical laboratory by the friars;[7] this and other books carry annotations indicating use (“ad usum”, no. 11 in this catalogue) and ownership notes (no. 17).[8] A 1645 edition still holds the leaves that were stuck between its pages, from the same plants described and illustrated in the text: a testimony to the daily usage of the book.[9] This small medical library became the core of the current important and pharmaceutical collection of the General Library of the Custody of Holy Land in Jerusalem. This case study defies the common consensus that sees religious libraries as a mere “container” for theological, ascetical and philosophical works – and nothing more. The manuscripts and printed books from the fifteenth and sixteenth centuries have since been separated from the original collection to be classified chronologically, while one specific section (labelled “MED”) includes medical books ranging from the seventeenth to the twentieth century.

Following the inventory compiled some years ago by Dr. Emilia Bignami,[10] using the fundamental work by Fr. Augustín Arce,[11] this virtual exhibition[12] has been realised through further research made by Dr. Francesca Turrisi. After selecting the most significant material relevant to the “history of medicine” among the different groups held in the library, she provided a list of the books and prepared historical descriptions to guide the reader through a largely chronological journey.[13] The virtual exhibition is also enriched by a selection of images that does justice to the choice made.[14] The work, focused on a selection of 27 books, aims at providing an informative tool for a large readership, as well as recognising the value of this important collection. It is also meant to be a starting point for scholars who wish to further investigate this topic. The collection is described in its socio-cultural context, with an eye to historical implications such as the local activity of a medical centre linked to the Franciscans: unlike other religious orders, they were allowed to practice the medical arts by virtue of a special pontifical permission.[15] These circumstances make the medical collection of the General Library of the Custody of Holy Land absolutely remarkable, especially if considering its antiquity and the value of the individual volumes. But above all, it is worth noting that the books here preserved succeed in covering most of the basic landmarks of “medical history”.[16]

We owe the original idea for this exhibition to Fr. Lionel Goh OFM, Custodial Librarian, and are thankful to the European Research Center for Book, Publishing and Library (CRELEB) of the Catholic University of Milan and to ATS Association pro Terra Sancta for their financial support.

 

[1] Sincere thanks to Anna Gialdini for her assistance in editing the English texts.

[2] See for example the remarkable exhibition “De humani corporis fabrica: testi e immagini di medicina nelle raccolte della Biblioteca Nazionale di Napoli. Mostra bibliografica e documentaria” (Nation Library of Neaples, 6 March – 18 April 2015), and its catalogue De humani corporis fabrica. Testi e immagini di medicina dal VI al XVIII secolo, Napoli, Artstudiopaparo, 2015.

[3] See the catalogue Jerusalem: A Medical Diagnosis. The History of Jerusalem Reflected in the Medicine and Beliefs. Exhibition, Tower of David, Museum of the History of Jerusalem, April 2014-April 2015, Jerusalem, Yad Izhak Ben-Zvi, 2014 [in english and hebrew].

[4] See the related catalogue: Guido Farris - Albert Storme, Ceramica e farmacia di San Salvatore a Gerusalemme, [s.l.], Studium biblicum franciscanum, 1981.

[5] The information is supplied in Arieh Moussaieff, Ester Fride, Zohar Amar, Efraim Lev, Doron Steinberg, Ruth Gallily, Raphael Mechoulam, The Jerusalem Balsam: from the Franciscan Monastery in the old city of Jerusalem to Martindale 33, «Journal of Ethnopharmacology», CI (2005), pp. 16-26, and also online http://www.jerusalembalsam.com/TheJerusalemBalsam.html (accessed 7/15/2015).

[6] For an interesting article see Bellarmino Bagatti, Father Anthony Menzani of Cuna (1650-1729). Inventor of “the balm of Jerusalem”, «Franciscan Studies», VI (1946), pp. 350-361.

[7] Dizionario classico di medicina interna ed esterna, Venezia, Giuseppe Antonelli, 1831-1840 (MED 140/1-52), whose XIth volume shows a very deep acidic burn, that corroded the binding and the upper area of approximately the first 200 leaves.

[8] The volumes are, respectively, CIN A40 (note: “Ad usu[m] simplicem fratris Cherubini de Messana – 1628 – Si lassa ala spetiaria di terra santa per magior commodo di frati –”) and MED 149 (note: “Pertinet ad Infermaria Sa:ti Salvatoris Jerusale·.”).

[9] Pietro Andrea Mattioli, I discorsi di M. Pietro Andrea Matthioli [...] nei sei libri di Pedacio Dioscoride Anazarbeo della materia medicinale, Venezia, Presso Marco Ginammi, 1645 (MED 48).

[10] Thanks to a project supported by the Department of Historical and Philological Sciences of the Catholic University of Brescia.

[11] Augustín Arce, Libros antiguos de medicina en la Biblioteca de San Salvador, in Id., Miscelanea de Tierra Santa, Jerusalén, Imprenta de Tierra Santa, 1950, pp. 251-317.

[12] The period of study May-July 2015, that Dr. Francesca Turrisi has spent in Jerusalem, was financed by ATS Association pro Terra Sancta and by the Custody of Holy Land.

[13] The descriptions of the manuscripts (realized by Marcello Mozzato and published online http://www.bibliothecaterraesanctae.org/descrizione-inventario-manoscritti.html (accessed 7/15/2015)) and those of the fifteenth- and sisxteenth-century books (realized by Luca Rivali and partially available online http://www.bibliothecaterraesanctae.org/descrizione-del-catalogo.html (accessed 7/15/2015)) have been verified, simplified, and scrutinized.

[14] For the creation of the images, we are thankful to Davide Martini and Luca Montagner, while Alessandro Tedesco published online the exhibition online.

[15] The official permission was issued on 7th July 1670, when Pope Clement X issued

the bull Cum sicut, by which he allowed the Franciscans to practice surgical and medical activities, as long as they were only offered their services free of charge and in case of necessity. Suffice the reference to Augustín Arce, Los Franciscanos de Tierra Santa en el tiempo de peste, in Id., Miscelanea de Tierra Santa, pp. 17-250: 115.

[16] A useful framework is offered in Giorgio Cosmacini, L’arte lunga. Storia della medicina dall’antichità a oggi, Roma-Bari, Laterza, 2009.