Topografia e arte sacra

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Vera sintesi di competenze linguistiche, bibliche e filologiche, gli studi topografici di p. Arce si concentrano tendenzialmente sui luoghi della Bibbia e in particolare della Palestina, inserendosi così nella tradizione francescana di opere descrittive della Terra Santa. In questo ambito il padre può vantare le competenze più disparate. In El topónimo natal del Precursor, il francescano, al fine di confermare ‘Ayn Kārem quale luogo natale di Giovanni Battista, dà sfoggio della sua conoscenza delle lingue antiche, attinge al racconto evangelico (la Visitazione di Maria a Elisabetta secondo Lc. 1, 39-40), dimostra l’agio e la dimestichezza con la comparazione di testi di lingua e tradizione più disparata: opere canoniche quali la Bibbia, l’Onomasticon di Eusebio e la Naturalis historia di Plinio sono affiancate ai vangeli apocrifi copti o all’antico calendario dei monaci Georgiani di Palestina, il tutto tenuto insieme dagli studi europei di tradizione positivistica.

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Legata alla volontà di descrivere la Terra Santa, ma sempre con un taglio storico preciso, anche la produzione relativa all’arte sacra di p. Arce non è certo povera di scritti esemplari. Esplicitamente legato alla sua attività di guida, per esempio, è l’articolo Bethlehem. Los tapices y cuadros artisticos de la Gruta del Nacimiento. 1868-1945. Arte, riqueza y destrucción, dove p. Arce esprime il desiderio di mettere per iscritto la storia «verdaderamente interesante» degli arazzi della Grotta della Natività, dopo averla raccontata innumerevoli volte ai pellegrini. In questo lavoro traspare chiaramente il modus operandi del padre: la dettagliata descrizione della Grotta della Natività e della provenienza dei suoi arredi, nonché la puntuale trascrizione delle iscrizioni, non prescinde mai dalle vicissitudini storiche del sito, dagli incendi del 1868-1869, al saccheggio del 1873, fino alla risistemazione nel XX secolo. L’interesse storico si impone ancora in La corona de la Dolorosa del Calvario. Robo, hallazgo, historia, in cui la descrizione della Corona della Madonna Addolorata e della relativa cappella sul Calvario gerosolimitano è preceduta, quasi fosse un’appendice, dai fatti di cronaca contemporanea (il furto della corona) e dalle ricerche documentarie d’archivio sulle origini della Corona della Madonna Addolorata.